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Unificazione Jesolo-Eraclea? «Si cominci dalla gestione unitaria di alcuni servizi» |
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L'unificazione dei Comuni del litorale, Eraclea con Jesolo in particolare, continua a tenere banco. La proposta nata come provocazione, proprio a Eraclea, contro l'attuale amministrazione Teso, su iniziativa di Adriano Burato, presidente del circolo di An, ha trovato risposte positive soprattutto a Jesolo: se il sindaco Francesco Calzavara e gli operatori Jesolani hanno dimostrato interesse, a Eraclea il sindaco Graziano Teso si è dichiarato invece perplesso e quanto meno non pronto, mentre lo storico della città, Luigino Paro, ha parlato sprezzantemente addirittura di "buffonata". «Il futuro amministrativo degli enti locali, in particolare quelli turistici - sostiene invece Alberto Vigani, legale del Comune di Eraclea, già consigliere dell'Apt di Jesolo ed Eraclea e legato alla maggiore agenzia turistica della località balneare - deve puntare sulle macroaree. Non solo per una migliore gestione dei servizi, ma anche per una più efficace promozione turistica internazionale. In Germania e in Olanda, il turista non dice vado in vacanza a Jesolo, Eraclea o Caorle, ma nella Costa Veneziana. E se è vero che parlare subito di unificazione amministrativa è improponibile, è però possibile intraprendere un percorso di gestione unitaria di alcuni servizi. Già si è iniziato in alcune realtà ad unificare le Polizie Locali, non vedo perchè anche Eraclea e Jesolo non possano iniziare questo percorso che prosegua magari con la gestione unitaria dei rifiuti e dei servizi demografici». «Deve quindi prima iniziare un processo - continua l'avvocato Vigani - fatto di passi successivi che in un futuro, non so quanto lontano, possa sfociare nell'unificazione dei comuni. Ricordando, a questo proposito, che in questo modo si può portare fuori il territorio dall'isolamento in cui l'ha relegato la politica centralistica di Venezia, basti guardare non solo alla Provincia, ma anche all'attuale gestione dell'Apt». Favorevole all'unificazione si dice anche Angelo Cattelan, ex cittadino eracleense, omonimo dell'assessore comunale della Giunta Teso. «Il Comune di Eraclea - sostiene Cattelan - ha solo da guadagnarci ad unirsi a Jesolo. Anche se venisse aggregato come semplice frazione. Io sono nato e vissuto a Eraclea per quarant'anni, tuttora ho casa e i miei figli abitano in via 4 Novembre, e sono stato residente a Jesolo. Vicini geograficamente, ma due mondi agli antipodi per come sono amministrati: a Jesolo tutti i servizi funzionano al meglio, manifestazioni e iniziative sono di livello internazionale; Eraclea invece è indietro di cinquant'anni. Soprattutto oggi che ha toccato il fondo da un punto di vista amministrativo: nella centrale via 4 Novembre abbiamo una pavimentazione in asfalto così malandata che sembra una strada bianca e l'illuminazione è praticamente inesistente». domenica 11 gennaio 2009, scritto da Maurizio Marcon Articolo tratto dal quotidiano: "Il Gazzettino" Nota sul copyright: ogni diritto di legge sulle informazioni fornite da Il Gazzettino S.p.A. editrice de "Il Gazzettino" spetta in via esclusiva a Il Gazzettino S.p.A. |
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Ecomostro, l'inchiesta si allarga |
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Ecomostro, l'inchiesta si allarga CAORLE. L’inchiesta sull’«ecomostro» di via Roma si allarga. Gli investigatori coordinati dal pm Giorgio Gava hanno sequestrato anche i documenti relativi ai vari cantieri aperti o in fase di avvio del gruppo Caron nella cittadina balneare. Nel frattempo prosegue la causa civile intentata dai danneggiati dal cantiere di via Roma. Ieri il giudice Francesco Spaccasassi ha formulato i quesiti che il perito del Tribunale dovrà rispondere nella perizia sul cantiere. Sono state accolte nel quesito tutte le richieste dell’avvocato Alberto Vigani che patrocina i danneggiati e le motivazioni del perito Leonardo Comparin. Ieri in aula erano presenti i legali della Carron, dell’Immobiliare Caorle, del Comune e delle ditte sub affidatarie dei lavori, nonchè della direzione lavori. L’accertamento tecnico preventivo è stato chiesto dall’avvocato Vigani, che assiste tutti i danneggiati, e il presidente Spaccasassi ha accolto nella sua integrità la richiesta del legale compreso anche il calcolo dei deprezzamenti degli immobili danneggiati (circa 2 milioni di euro) e ha aggiunto inoltre la richiesta di stabilire la ripartizione delle quote di responsabilità. Gli accertamenti inizieranno il 29 settembre e saranno eseguiti dall’ingegnere Paola Rossi. A Caorle è atteso il Gabibbo il cui intervento è stato chiesto dagli stessi danneggiati che voglio far conoscere a tutta Italia quanto accaduto nella località balneare. Continua l’attività della polizia giudiziaria della Procura. Gli investigatori, lo scorso mese, hanno chiesto una serie di documenti al Comune di Caorle relativi al progetto in questione e ascoltato alcuni danneggiati al fine di verificare se ci sono delle anomalie legate alla concessione edilizia di quello che sta diventando un serio problema per il Comune. Ma sono stati chiesti documenti anche su altre concessioni edilizie sempre affidate al gruppo di azienda riconducibili al Gruppo Carron. Le opposizioni in consiglio comunale denunciano variazioni di progetto che saranno oggetto naturalmente di accurate verifiche da parte della polizia. Sotto l’occhio attento degli investigatori è finito anche l’attività del Comando della polizia locale che a detta di molti danneggiati «non ha fatto nulla nonostante le molte chiamate» effettuate dagli stessi danneggiati. Ma questo sarà oggetto di verifica. Preoccupa il danneggiamento della diga visto anche l’inizio della brutta stagione. L’anno scorso a seguito delle mareggiate è intervenuta anche la Protezione civile che ha sistemato dei sacchi sulle fessure che si erano aperte sulla diga. - Carlo Mion la Nuova di Venezia — 16 settembre 2009 pagina 30 sezione: PROVINCIA |
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Sono 2800 le cause pendenti bloccate |
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Sono 2800 le cause pendenti bloccate SAN DONA’. Il problema delle cause pendenti non è ancora stato risolto e pare sia legato soprattutto alla mancanza di personale, in primo luogo cancellieri. Oggi nella sezione distaccata di San Donà i giudici ci sono, anche se hanno un carico di lavoro notevole. Le cause civili pendenti sono 2500, 300 quelle penali. In organico ci sono 2 giudici togati per il civile, uno per il penale ai quali si aggiungono i quattro giudici di pace. «I giudici ci sono - commenta l’avvocato Alberto Teso, che è assessore in Comune a Musile e ha ormai alle spalle una carriera pluridecennale - e anche se lavorano molto, riescono ad affrontare i processi senza eccessive difficoltà. Il problema dei cancellieri e del personale è quello più urgente da risolvere al più presto». La questione delle cause pendenti non è da sottovalutare. Ritorna sullo spinoso argomento il segretario della camera degli avvocati, Alberto Vigani. «Siamo la sezione distaccata con il più alto numero di cause civili pendenti- analizza- 2500 appunto. Sono molte rispetto alle altre sezioni e questo è un segnale che deve essere tenuto in considerazione con molta serietà. Per questo sono legittime le nostre richieste di aumentare gli organici». Oggi la camera dei legali si è data appuntamento in sala consiliare a Musile per una riunione interna ai soli avvocati sandonatesi. Intanto il sindaco e onorevole di Musile, Gianluca Forcolin, ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Angelino Alfano per segnalare il grave disagio della cancelleria del giudici di pace e del personale nella sezione distaccata di San Donà. (g. ca.) la Nuova di Venezia — 20 novembre 2009 pagina 37 sezione: PROVINCIA |
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Tribunale nuovo, vecchi disagi |
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Tribunale nuovo, vecchi disagi SAN DONA’. Una volta si sarebbe detto «un giorno in pretura». Ma oggi a San Donà in via Trento sorge la nuova sezione distaccata del tribunale di Venezia. Un palazzo di Giustizia costruito da una società privata, la Ape di Padova, il cui presidente è il sandonatese Nico Finotti, in 16 mesi per 6 milioni di euro. Nuove strutture e vecchi disagi. Da giorni gli avvocati denunciano la mancanza di cancellieri all’ufficio del giudice di pace. Risultato, 230 cause ferme in attesa della firma della formula esecutiva. Oggi la camera degli avvocati si riunirà nella vicina a Musile per discuterne. La proposta è di fornire praticanti e impiegati degli studi per smaltire le pratiche burocratiche e velocizzare i tempi. Ma il problema non è solo dal giudice di pace. Nelle cancellerie penali e civili ci vorrebbero un’altra decina tra cancellieri e operatori da aggiungersi ai cinque attuali. «Siamo una sede distaccata del tribunale di Venezia- riassume l’avvocato Diletta Saramin- ma abbiamo un carico di lavoro pari ad una sede vera e propria. Il Ministero deve tenere conto di questo e inviare altro personale». I cancellieri non accettano di buon grado che arrivino impiegati o praticanti a fare il loro lavoro e pretendono che il personale sia rinforzato con operatori nuovi e qualificati. Ieri, un’altra giornata di udienze affollate, angusti corridoi pieni zeppi di persone. Ci sono ancora tante cose che non vanno e si intravede una delle impiegate che arriva con i fascicoli caricati su un carrello da supermercato. Quelli della spesa. «L’impressione - irrompe l’avvocato Alberto Vigani, segretario della camera dei legali- è quella di un’auto di lusso per la quale non si ha più benzina. Il palazzo di giustizia è stato appena realizzato, ma non ha il personale necessario». E, infatti, il giorno 16, un’udienza penale al giudice di pace è stata rinviata, a data da destinarsi, perché mancava il cancelliere affiancato al dirigente. Oltre cinquanta persone, tra testimoni e persone interessate, sono dovute andare via, mentre c’erano avvocati che volevano chiamare i carabinieri. «Non possiamo andare avanti così- aggiunge l’avvocato Alberto Teso assieme alla collega Alessandra Pacifici- dobbiamo avere del personale in cancelleria dei giudici di pace altrimenti le cause resteranno ferme». Poi arriva l’avvocato Alessia Conte a completare il quadro: «Basti pensare- sottolinea- che io ho due decreti ingiuntivi fermi da luglio al giudice di pace perché non ci sono cancellieri. E’ inaccettabile». La protesta sta montando in un palazzo di giustizia che doveva essere il fiore all’occhiello per tutto il territorio ed esaltare la città di San Donà come nuovo punto di riferimento per la giustizia del Veneto Orientale. Il ministero della Giustizia ha confermato al sindaco Zaccariotto il sostegno per pagare i 400 mila euro di canone annuale all’impresa che lo ha realizzato. Ma di cancellieri e personale in più, per il momento, non se ne parla. - Giovanni Cagnassi la Nuova di Venezia — 20 novembre 2009 pagina 37 sezione: PROVINCIA |
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Caorle, profonde crepe nel Duomo |
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Caorle, profonde crepe nel Duomo CAORLE. Cedimenti da ecomostro, le crepe non risparmiano nemmeno il duomo di Santo Stefano. Vistose quelle che aperte nella cripta della Madonna. L’impresa Carron pronta a risarcire i danni. L’avvocato dei danneggiati Alberto Vigani dice: «Entro gennaio la sussistenza e l’entità dei danni porterà alla definizione dei primi interventi urgenti. Valutato anche il deprezzamento degli immobili». I dissesti causati dai lavori dell’ex Piruea di via Roma sono in progressione e non risparmiano nemmeno lo storico duomo. Vistose crepe si notano nelle arcate e anche nei pressi della statua della Madonna. Fin dai primi dissesti tutti i danneggiati si sono affidati al perito sandonatese Leopoldo Comparin, che oramai da un anno continua a monitorare il fenomeno ancora in pericolosa evoluzione. Lo stesso ha fatto la curia che teme per la sua preziosa chiesa. Sono in corso quindi controlli e misurazioni. Si teme che col maltempo il dissesto aumenti. Spiega l’avvocato Alberto Vigani che tutela i danneggiati: «Il giudice, in maniera pregevole, ha diviso il quesito fatto al perito del Tribunale in tre punti fondamentali: i primi due riguardano la sussistenza, l’entità del danno e la definizione delle misure urgenti di messa in sicurezza degli stessi immobili; mentre il terzo punto riguarda la distribuzione delle responsabilità tra i vari soggetti». Nel quesito del Giudice viene richiesta anche la valutazione del deprezzamento che gli stessi immobili hanno subito. L’ingegnere Paola Rossi, tecnico incaricato dal giudice a compiere la perizia, deve dare le risposte ai primi due quesiti entro il 5 gennaio. Mentre il terzo entro maggio. In realtà l’ingegnere avrebbe chiesto una proroga per consegnare le risposte. Richiesta respinta dal giudice che vuole mettere, quanto prima, in condizioni i danneggiati di iniziare i lavori di messa in sicurezza degli immobili. L’impresa Carron e le varie imprese subappaltatrici dei lavori in via Roma, hanno già espresso la volontà di risarcire in tempi rapidi i danni. «Confermo che ci sono state delle proposte risarcitorie dirette, questo è un nostro successo», ha detto Leopoldo Comparin. «Ma è bene attendere, il risultato del lavoro dell’ingegnere Paola Rossi». Sul fronte penale, le indagini condotte dal pm Giorgio Gava continuano. I lavori del Piruea hanno danneggiato oltre gli immobili anche la diga e gli interni delle chiesa. Si teme anche per la stabilità dello stesso campanile inclinato, uno dei simboli della città. Ma nuovi esposti da parte dei privati sono in partenza. Infatti i lavori sono sconfinati sulla strada e quindi per mantenere la stessa larghezza la carreggiata dovrà «mangiare» parte dei marciapiedi privati. - (Carlo Mion) |
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