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In archivio le accuse di "giuda" a Boso PDF Stampa E-mail

Colpo di spugna sull’inchiesta che vedeva coinvolto il sindaco di Eraclea Teso

ERACLEA - Graziano Teso contro Stefano Boso: se il duello elettorale che vede ancora una volta contrapposti i due esponenti politici ormai incombe, si è però nel frattempo chiuso un capitolo, quello giudiziario, riguardante la loro storica rivalità. A scrivere la parola fine sulla vicenda cominciata alla fine del 2005, con le dimissioni di Boso e di altri 10 consiglieri di maggioranza che portarono alla caduta della giunta Teso, ci ha pensato il Tribunale di San Donà.

Dopo le dimissioni di Boso e degli altri consiglieri, il sindaco Teso, in occasione delle celebrazioni del 4 Novembre 2005, diede del «giuda» agli ex colleghi di maggioranza, provocando le ire dell'ex assessore al commercio. Successivamente, il sindaco aveva espresso una serie di considerazioni ai quotidiani che Boso aveva ritenuto lesive della propria dignità, tanto da spingerlo a querelare Teso. Ebbene, il tutto si potrebbe riassumere con la massima "tanto rumore per nulla". I procedimenti penali per diffamazione avviati nei confronti di Teso sono, infatti, stati tutti archiviati.

A Boso non è andata meglio con l'azione civile di risarcimento danni: anche qui il consigliere di minoranza riteneva di aver subito un danno alla propria reputazione a causa delle frasi proferite da Teso, ma le sue richieste sono ancora una volta state respinte.

Quanto detto all'epoca da Teso, compreso il famoso "giuda" pronunciato durante le celebrazioni del 4 novembre, come sostenuto dal suo difensore, l'avvocato Alberto Vigani, è stato ritenuto espressione del diritto di critica politica e del diritto di informare la collettività sulle vicende legate ad un personaggio pubblico.

«Sono soddisfatto per il risultato ottenuto - commenta l'avvocato Vigani - La magistratura è riuscita a fare chiarezza sulla questione».

Dal Gazzettino di sabato 14 Maggio 2011, pagina di Eraclea.

 
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