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Studio Consulenza Legale & del Lavoro - Avvocati in Venezia

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In breve

Tribunale Cuneo, decreto ingiuntivo 15.12.2003 n° 848 : il Tribunale di Cuneo, in data 15 dicembre 2003, ha emesso decreto ingiuntivo accogliendo il ricorso di una società creditrice di una somma di danaro per prestazioni e forniture, sulla base del contenuto di alcune email.
 
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Parlano di noi
Azienda avanza soldi dall'Inter e vuole pignorare i crediti da cessione dei giocatori. PDF Stampa E-mail

Azienda avanza soldi dall'Inter: «Ora pignoriamo un giocatore dell’Inter»

ERACLEA. Avanzano 85 mila euro dalla società Internazionale Spa, i titolari della Cemi Srl di Eraclea ora sono pronti a pignorare un giocatore nerazzurro. A chi toccherà? Eto'o ha già fatto le valigie, pertanto potrebbe essere il duro Stankovic o il nuovo arrivato Forlan? Il decreto ingiuntivo del giudice, dopo che la Cemi di Eraclea si è rivolta ai legali, parla chiaro. I titolari si erano rivolti ai due avvocati Alberto Vigani e Roberto Tumiotto per il mancato pagamento di un lavoro. La ditta, che ha sede nella zona industriale di Eraclea, produce piscine e vasche speciali per i centri benessere. Nella fattispecie aveva realizzato alcune vasche idromassaggio, consegnate ad Appiano Gentile dove si svolgono gli allenamenti.

Gli accordi prevedevano il pagamento del lavoro, parte in messaggi pubblicitari legati alla squadra e parte in denaro in contanti: 85 mila euro appunto. Ma i soldi non sono arrivati. I legali si sono allora rivolti al giudice che ha emesso, visti i bilancio dell'Inter, un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo ex articolo 642 del codice di procedura civile sul pagamento immediato e non decorsi i canonici 40 giorni. «Il giudice - spiegano i legali - ha cioè considerato esistente sia il fumus boni juris, sussistenza del diritto di credito, che il periculum, pericolo di grave pregiudizio nel ritardo. Non solo: il periculum è stato valutato tale da autorizzare l'esecuzione immediata ex articolo 482 cpc, che di regola potrebbe essere iniziata solo dopo il decorso del termine indicato in atto di precetto. Le motivazioni che hanno indotto il giudice a una tale presa di posizione sono rappresentate non solo dalla documentazione scritta allegata al ricorso, il contratto, verbale di consegna, fatture e altro, ma anche dalla situazione finanziaria e patrimoniale dell'Inter. Potremo a questo punto pignorare i conti corrente dell'Inter o addirittura uno dei suoi giocatori».
 
 
«Se non pagate, pignoriamo un giocatore» PDF Stampa E-mail
La curiosità Un’ azienda chiede all’ Inter 85 mila euro. Poi la retromarcia: «Stiamo risolvendo tutto» 

«Se non pagate, pignoriamo un giocatore»

MILANO - La guerra dell' idromassaggio è durata una giornata, poi si è sgonfiata - come si conviene - come una bolla di sapone.

Prima che tutto rientrasse e che la società veneta Cemi - che produce piscine e vasche speciali per i centri benessere - decidesse che con l' Inter vige «un clima ottimale» e che c' è «la disponibilità a risolvere in maniera amichevole» la questione, la stessa società si era rivolta ai legali per riscuotere dai nerazzurri un credito di 85 mila euro e un giudice aveva emesso un decreto ingiuntivo per il pagamento immediato. Non proprio un atto amichevole. Risultato: per qualche ora il mèchato Forlan (che non si sa se ami l' idromassaggio, ma di sicuro frequenta i caschi del parrucchiere), o il tormentato Sneijder (o uno qualunque dei giocatori nerazzurri a vostra scelta), sembravano a rischio pignoramento per colpa dell' idromassaggio non pagato.

Almeno così suggerivano i legali dell' azienda di Eraclea (Venezia): «Il giudice ha considerato la sussistenza del diritto di credito e il pericolo di grave pregiudizio del ritardo. Quindi potremo a questo punto pignorare i conti correnti dell' Inter o addirittura uno dei suoi giocatori», l' annuncio minaccioso della mattinata, riportato dal quotidiano La Nuova Venezia .

Ecco dove rischiava di finire una (molto piccola) parte dei soldi ricavati con la vendita di Eto' o o, in alternativa, ecco dove rischiava di finire Sneijder, non al Manchester di Ferguson ma alla Cemi assistita dagli avvocati Vigani e Tumiotto (il nome dei legali).

Seguiva la pronta risposta della società nerazzurra: non abbiamo pagato perché quelle vasche (installate mesi fa ad Appiano Gentile) non funzionano. O, almeno, visto che servirebbero al recupero dei giocatori, non funzionano come dovrebbero e come era stato promesso. Fino a quando non le mettete a posto, noi non paghiamo. In serata, la Cemi ha cambiato idea e ha fatto sapere che «le vicende sono in fase di superamento». Meno male. a. rav.

Ravelli Arianna

Dal Corriere della Ser a

 
«L'Inter non ci rimborsa il debito, pronti a pignorare un suo giocatore» PDF Stampa E-mail

EMESSO DECRETO INGIUNTIVO, MA FINORA NESSUN PAGAMENTO

«L’Inter non ci rimborsa il debito, pronti a pignorare un suo giocatore» La richiesta in tribunale di un’azienda veneta: il club nerazzurro deve loro 85mila euro Massimo Moratti (Rattini) MILANO -

Chissà se finiranno per mettere i bastoni fra le ruote a qualche trasferimento minore dell’ultimo minuto. Certo che la proposta ha un vago sapore surreale. I titolari di un’azienda di piscine e vasche idromassaggio di Eraclea sono pronti a «pignorare» un calciatore dell’Inter qualora la società neroazzurra non saldasse un debito di 85mila euro già riconosciuto dal giudice.

LA RICHIESTA - Ad avanzare l’insolita richiesta i responsabili della «Cemi» che all’azienda di Moratti hanno fornito vasche benessere al centro di allenamento di Appiano Gentile (Como). Il contratto, come precisa il quotidiano «La Nuova Venezia», prevedeva parte del pagamento in messaggi pubblicitari e parte in contanti, appunto quegli 85mila euro che a Eraclea non sarebbero mai arrivati. Il giudice, a cui la Cemi si è rivolta, ha emesso un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, ma dei soldi non c’è ancora alcuna traccia. «Potremo a questo punto - hanno spiegato i legali dell’azienda veneziana - pignorare i conti correnti dell’Inter o uno dei suoi giocatori».

LA SOCIETÁ - Le vasche fornite dalla Cemi per il centro Sportivo di Appiano non funzionerebbero bene, si difende invece l’Inter. «A seguito di quanto pubblicato dal quotidiano "La Nuova Venezia", ripreso da altri organi d'informazione, in merito alla Società CEMI Piscine Service di Eraclea e relativo alla fornitura di vasche per il Centro Sportivo di Appiano Gentile - si legge nel comunicato dell'Inter - F.C. Internazionale Milano rileva che il mancato pagamento è dovuto ai vizi della fornitura delle vasche, ben noti alla stessa CEMI, che ancora a oggi, dopo mesi di lavori, risultano non ancora a regime».

Dal Corriere della sera On line

 
In archivio le accuse di "giuda" a Boso PDF Stampa E-mail

Colpo di spugna sull’inchiesta che vedeva coinvolto il sindaco di Eraclea Teso

ERACLEA - Graziano Teso contro Stefano Boso: se il duello elettorale che vede ancora una volta contrapposti i due esponenti politici ormai incombe, si è però nel frattempo chiuso un capitolo, quello giudiziario, riguardante la loro storica rivalità. A scrivere la parola fine sulla vicenda cominciata alla fine del 2005, con le dimissioni di Boso e di altri 10 consiglieri di maggioranza che portarono alla caduta della giunta Teso, ci ha pensato il Tribunale di San Donà.

Dopo le dimissioni di Boso e degli altri consiglieri, il sindaco Teso, in occasione delle celebrazioni del 4 Novembre 2005, diede del «giuda» agli ex colleghi di maggioranza, provocando le ire dell'ex assessore al commercio. Successivamente, il sindaco aveva espresso una serie di considerazioni ai quotidiani che Boso aveva ritenuto lesive della propria dignità, tanto da spingerlo a querelare Teso. Ebbene, il tutto si potrebbe riassumere con la massima "tanto rumore per nulla". I procedimenti penali per diffamazione avviati nei confronti di Teso sono, infatti, stati tutti archiviati.

A Boso non è andata meglio con l'azione civile di risarcimento danni: anche qui il consigliere di minoranza riteneva di aver subito un danno alla propria reputazione a causa delle frasi proferite da Teso, ma le sue richieste sono ancora una volta state respinte.

Quanto detto all'epoca da Teso, compreso il famoso "giuda" pronunciato durante le celebrazioni del 4 novembre, come sostenuto dal suo difensore, l'avvocato Alberto Vigani, è stato ritenuto espressione del diritto di critica politica e del diritto di informare la collettività sulle vicende legate ad un personaggio pubblico.

«Sono soddisfatto per il risultato ottenuto - commenta l'avvocato Vigani - La magistratura è riuscita a fare chiarezza sulla questione».

Dal Gazzettino di sabato 14 Maggio 2011, pagina di Eraclea.

 
Teso vince la causa, non era diffamazione PDF Stampa E-mail

ERACLEA.

Diritto di critica politica, il sindaco Teso vince la causa intentata da Stefano Boso che dovrà rifondere per 9 mila euro di spese legali il sindaco. Nei giorni scorsi la sentenza è passata definitivamente in giudicato.

Secondo il Tribunale sandonatese, è confermato il legittimo esercizio della critica politica da parte del sindaco nei confronti del suo oppositore. Era l’anno 2005 quando il sindaco, che presto sarebbe stato fatto cadere dal gruppo di ex componenti la sua maggioranza, diede tra le altre cose del «Giuda» a Boso.

«Il sindaco- afferma il suo legale Alberto Vigani - pur contemplando toni aspri e di disapprovazione più pungenti rispetto a quelli comunemente adoperati nei rapporti interpersonali tra cittadini, non ha mai palesemente travalicato i limiti. Quando il sindaco diede del «Giuda» al Boso era coperto dal diritto di critica politica che trae origine dall’intendimento di portare a conoscenza della pubblica opinione la scelta dell’ex assessore di firmare le proprie dimissioni e causare il commissariamento del Comune, nonostante nella giunta di poche ore prima avesse dichiarato che non vi erano problemi.

Nessun rilievo aveva poi che la circostanza che la frase sia stata pronunciata in chiesa: si trattava infatti di funzione civile, tenutasi al chiuso per ragioni climatiche». (g.ca.)

 13 maggio 2011 —   pagina 41   sezione: Provincia - La Nuova Venezia

 
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