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Studio Consulenza Legale & del Lavoro - SLTL Avvocati in Venezia

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In breve

E' oramai dato per pacifico l’orientamento giurisprudenziale della Suprema Corte in base al quale tra paziente ed Ente Ospedaliero viene a perfezionarsi un contratto di opera intellettuale professionale con la applicabilità del regime di questo tipo di responsabilità sia per quanto riguarda la ripartizione dell’onere della prova ed il grado della colpa, sia per quanto concerne l’ambito di esecuzione delle obbligazioni contratte mediante l’applicazione degli artt. 1176, 1218 e 2336 del cod. civ..

 

 
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Approfondimenti
La decadenza e la formulazione dei mezzi istruttori PDF Stampa E-mail

Segnalo in evidenza una interessante sentenza del Tribunale sandonatese che conferma i principi della decadenza e della prescrizione in materia di appalto nonchè precisa le modalità formulazione delle istanze istruttorie poichè si sancisce la necessaria determinatezza dei capitoli di prova. Ovvero, il provvedimento sottolinea che non è possibile indicare  genericamente le contestazioni di una società all'altra genericamente con modalità ove non sono indicati né tempi, né modi, né soggetti agenti di questa “immediata” denuncia; il capitolo così formulato rimetterebbe  altrimenti al teste di individuare, in sostanza, le specifiche circostanze che invece gli si dovrebbero chiedere; e lede gravemente il diritto di difesa di controparte, sostanzialmente impossibilitata a formulare una credibile prova contraria.

Avv. Alberto Vigani

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Perchè conviene il patto di quota lite? PDF Stampa E-mail

AVVOCATI PER AVERE RISULTATI? YES WE CAN!

La crisi ha aggravato lo stato di insolvenza dei debitori ed anche la propensione a non risarcire il danno da parte dei soggetti responsabili di aver cagionato lesioni a terzi. Per questi motivi accade sempre più sovente di dover considerare il rischio di un contenzioso giudiziale ed i costi che ciò comporta. Infatti la scelta che si ha di fronte è perdere i propri soldi o andare in Tribunale difesi da un avvocato.

L'incertezza delle cause rende però difficile fare la scelta giusta perchè non si veramente come andrà finire, anche se si ha ragione e se ne hanno le prove (pensate a retribuzioni non pagate, sinistri stradali o responsabilità medica).

L'unica cosa sicura sono i costi che si dovranno sostenere per pagare il lavoro del proprio difensore.

Non sapendo come organizzare la propria difesa, anche in merito alle spese, spesso si rinuncia alle proprie ragioni perdendo un sacco di soldi!

Non è giusto, ma purtroppo capita.

A Te può andare diversamente!

Tutto questo poteva accaderTi prima di leggere questo articolo perchè non ti eri informato e non sapevi che esiste la soluzione per affrontare una causa senza rischi, senza incertezze.

Dopo la riforma Bersani hai la possibilità di usufruire del “patto di quota lite”: un istituto giuridico che consente all'avvocato e a Te cliente di concordare il compenso per la pratica in misura percentuale su quanto effettivamente incassato alla fine della causa (salvi simbolici rimborsi spese preconcordati): come detto, questo è importantissimo soprattutto in quelle cause dove il danneggiato / creditore è la parte debole, ovvero nel caso di crediti da lavoro (cedolino paga), sinistri stradali e responsabilità medica.

In questo modo il cliente, che già ha subito un “ammanco nel suo patrimonio”, non deve affrontare l'ignoto: sa di spendere solo la somma iniziale per il rimborso delle spese forfetarie e che non ci sarà altro a suo carico, se non le pochissime spese documentate che ci sono nel processo (in quello del lavoro non c'è nulla perché è esente da imposte) per poi partecipare alla distribuzione del ricavato finale.

Vediamo assieme un facsimile di incarico con patto di quota lite.

Avv. Alberto Vigani

 

Contattaci adesso: tel. +39 0421.232172 o+39  0421.232181. O seguici su Facebook .

 www.avvocati.venezia.it

 

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Compenso pattizio per recupero crediti da lavoro e risarcimento danni PDF Stampa E-mail

RECUPERO CREDITO DA LAVORO: RETRIBUZIONE E TFR

La crisi ha aggravato lo stato di insolvenza dei debitori o la propensione a risarcire il danno dei soggetti responsabili di aver cagionato lesioni a terzi. Per questi motivi accade sempre sovente di dover considerare il rischio di affrontare un contenzioso giudiziale con tutti i costi che ciò comporta. Infatti la scelta che si ha di fronte è perdere i propri soldi (magari il proprio stipendio) o andare in Tribunale difesi da un avvocato.

L'incertezza delle cause rende però difficile fare la scelta giusta perchè non si veramente come andrà finire anche se si ha ragione e se ne hanno le prove (pensate a retribuzioni non pagate, sinistri stradali o responsabilità medica). L'unica cosa sicura sono i costi che si dovranno sostenere per pagare il lavoro del proprio difensore.

Non sapendo come organizzare la propria difesa, spesso si rinuncia alle proprie ragioni perdendo un sacco di soldi!

Non è giusto, ma purtroppo capita.

Tutto questo può però accadere solo se non ci si è informati e se non ci si è documentati scoprendo che esiste la soluzione per affrontare una causa senza rischi, senza incertezze.

Dopo la riforma Bersani c'è la possibilità di usufruire del “patto di quota lite”: un istituto giuridico che consente ad avvocato e cliente concordare il compenso per la pratica in misura percentuale su quanto effettivamente incassato alla fine della causa: come detto, questo è importantissimo soprattutto in quelle cause dove il danneggiato / creditore è la parte debole, ovvero nel caso di crediti da lavoro (cedolino paga), sinistri stradali e responsabilità medica.

Se vuoi saperne di più, scarica QUI la "Guida Breve al recupero dei crediti da lavoro".

Vediamo assieme un incarico tipo.

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Difesa dei non abbienti nel fallimento PDF Stampa E-mail

Il fallimento è un trauma che molti si trovano a dover sopportare senza averne colpa e senza avere i mezzi, anche tecnico – giuridici,  per interrompere la spirale negativa: in quel frangente è perciò molto difficile riuscire a programmare il rientro nella dinamica economica della vita.

Le difficoltà nel fallimento talvolta soppraggiungono anche perchè manca quel supporto legale (un avvocato) che invece hanno coloro che, per vendetta o semplice egoismo, vogliono approfittare dell’assogettamento alla procedura fallimentare.

La soluzione è però alla portata di tutti e non viene utilizzata solo perchè sovente è proprio lo stato a non informare coloro che ne hanno diritto. Si, perchè il fallito ha diritto al gratuito patrocinio per difendere,  con l’assistenza di un avvocato, tutte le posizioni soggettive per le quali vi può essere un danno a seguito delle iniziative dei creditori.

La posizione della giurisprudenza è da sempre conforme costante sul punto e risale ancora ad un orientamento della Cassazione di fine degli anni 70,’ poi confermato dal merito a metà degli anni 80′.

 

Trib. di Roma 30-07-1985

E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli articoli 44, 52 e 111, n. 1 R.D. 16 marzo 1942, n. 267 in relazione agli articoli 3 e 24, Costituzione, sotto il profilo di una pretesa disparità di trattamento normativo dei difensori del fallito, rispetto a quelli dei creditori in ordine all’assistenza del primo nella fase dell’istruttoria prefallimentare ed alla violazione del diritto di difesa, potendo il pagamento delle prestazioni relative essere soggetto a revocatoria fallimentare, in quanto sono diverse le posizioni rivestite da soggetti predetti ed inoltre perchè il diritto di difesa del fallito è garantito sia attraverso le disponibilità patrimoniali non comprese nel fallimento, sia con il ricorso al gratuito patrocinio.

Cass. civ., sez. I 10-11-1979, n. 5787

L’art. 47 della legge fallimentare, il quale prevede la possibilità di riconoscere al fallito ed alla sua famiglia un sussidio a titolo alimentare, mira ad assicurare l’esigenza primaria della sopravvivenza materiale, e, pertanto, non può essere invocato per assicurare al fallito medesimo il diritto di difesa nel giudizio di opposizione avverso la dichiarazione di fallimento. Tale interpretazione del citato articolo, manifestamente non lo pone in contrasto con gli artt 3 e 24 della costituzione, atteso che quel diritto di difesa, ove il fallito sia privo di mezzi, resta adeguatamente tutelato dalle norme sul gratuito patrocinio.

Avvocato Alberto Vigani

Avvocato Gratis

 

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Separazione dei coniugi e gratuito patrocinio PDF Stampa E-mail

  

GESTIRE DA SOLI UNA SEPARAZIONE PUO’ ESSERE PERICOLOSO. MA COME FARE QUANDO SI E’ SENZA SOLDI??

 

Una separazione dei coniugi può essere raggiunta con l’accordo dei coniugi oppure anche quando i due non sono d’accordo. In questo secondo caso si dice giudiziale ed è necessario l’avvocato.

    COSA COSTA LA SEPARAZIONE?

Innanzitutto dobbiamo fare un distinguo: mentre la separazione consensuale si risolve in un ricorso congiunto al tribunale con la firma di entrambi, la separazione giudiziale vede i coniugi su pozioni contrastanti ed assistite entrami da un avvocato. Una separazione giudiziale è perciò una vera e propria causa.

La separazione consensuale termina entro 6/9 settimane dal deposito della richiesta e richiede un attività che può essere prevista con buona certezza.

Anche il costo può quindi essere preventivato e, quando si usa lo stesso avvocato, si aggira di solito sui € 1,500/2.000. La separazione giudiziale può invece durare anni. Questo significa che i costi saranno piuttosto consistenti ed è impossibile quantificarli in anticipo con certezza.

    MA SI PUO’ FARE DA SOLI?

La separazione consensuale può essere “gestita” e proposta dai soli coniugi in molti tribunali italiani ma non in tutti. Accede infatti spesso che la prassi di svariate uffici giudiziari non consenta il deposito e la presenza dei coniugi senza l’assistenza di un patrocinio tecnico da parte di avvocato iscritto all’ordine.

Ma, sia che si possa fare da soli o meno, bisogna ricordare che l’approccio bricolage (separazione fai da te) può essere pericoloso per due motivi: la parte più debole emotivamente sarà sempre prevaricata da quella più forte e, purtroppo, quando non vi è l’incarico formale ad un un unico legale per entrambi i coniugi, accade che il più scaltro dei due si faccia assistere da un tecnico per consentire la preparazione di un progetto di separazione a se favorevole, magari mimetizzandolo con termini o giri di parole poco chiari per i non addetti ma chiarissimi un domani per i giudici.

Senza l’aiuto di un professionista il rischio di pagare troppo o non avere niente aumenta così in modo esponenziale ed ha un peso incalcolabile: bisogna infatti ricordare che gli effetti di una separazione durano poi almeno tre anni, ma a volte si estendono per decenni.

    E SE POI IL CONIUGE NON VUOLE DARTI UN ASSEGNO DI MANTENIMENTO O NON VUOI DOVERGLIELO PAGARE?

In questi casi la separazione sarà giudiziale, poichè dovrai probabilmente chiedere l’addebito nei confronti del coniuge, ovvero chiedere che in giudizio sia accertata la responsabilità del coniuge nella causazione della fine del matrimonio. Una delle conseguenze dell’addebito, infatti, è quella di non pagare il mantenimento al coniuge colpevole.

Mentre se sei tu a richiedere un assegno ciò può servire a creare una forma di pressione che induca il concedertelo. L’addebito non influisce di per sè solo sul diritto di ottenere l’affidamento dei figli.

    E SE NON PUOI ACCETTARE LE CONDIZIONI DI SEPARAZIONE CHE IL CONIUGE TI HA PROPOSTO?

In caso di separazione senza accordo non vi alternativa alla separazione giudiziale ovvero alla necessità di trovarsi un avvocato e contrastare in una causa ordinaria le pretese del coniuge. Il Tribunale deciderà a tuo favore una volta dimostrate le tue ragioni contro le richieste del coniuge in materia di affidamento dei figli, assegnazione della casa familiare, assegno di mantenimento, addebito e divisione del patrimonio comune.

    E SE NON HAI IL REDDITO PER TROVARTI UN AVVOCATO?

La legge sul gratuito patrocinio ti garantisce l’esercizio del diritto di difesa con l’accesso ad un avvocato abilitato iscritto nelle liste per il patrocinio a spese dello stato.

Il tuo legale lo scegli tu ma lo paga lo stato presentando la idonea documentazione. Per essere ammessi al Patrocinio gratuito a spese dello Stato, è necessario che Tu sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a euro 10.628,16..

Se convivi ancora con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante. La regola che impone la somma di tutti i redditi prodotti dai componenti della famiglia è, in questo caso, contemperata dalla previsione di un aumento del limite di reddito che, a norma dell’art.92 del T.U., è elevato ad euro 1.032,91 per ognuno dei familiari conviventi.

  E SE CI SONO I REQUISITI COME FARE PER AVERE  UN AVVOCATO CON IL GRATUITO PATROCINIO?

La domanda di ammissione al beneficio, da Te sottoscritta, va presentata in carta semplice e deve indicare:

1.la richiesta di ammissione al gratuito patrocinio;

2.le generalità anagrafiche e codice fiscale Tue e dei componenti il suo nucleo familiare;

3.l’attestazione dei redditi percepiti l’anno precedente alla domanda (autocertificazione);

4.l’impegno a comunicare le eventuali variazioni di reddito rilevanti ai fini dell’ammissione al beneficio.

 

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